1
“Svegliati amore, ti preparo un caffè, anzi, se ricordo bene il caffè non lo vuoi, il latte è finito… vado con una bella spremuta”. Non voglio crederci, ha smesso solo ora di russare! Potevo riposare ancora in santa pace invece, mi devo svegliare.
“Sono le sei, è notte fonda!”, rispondo.
“Che cazzo dici? Ti pare che io mi alzo alle sei? Sono un Avvocato io”.
Cerco un’altra scusa per temporeggiare:
“Piove?”.
Flavio tira su la tapparella.
“Amore, è tutto a posto, sono le dieci e c’è un sole splendente… va tutto bene. Stai tranquilla e serena, arrivo subito con la spremuta”.
Non ho la forza di alzarmi. Le palpebre sono incollate e con le mani tasto la superficie del materasso per recuperare il bordo del piumone. Ma dov’è? Arrivo sino ai piedi del letto. Ecco l’ho trovato! Lo tiro su e mi immergo completamente. Quasi non passava l’aria, ma sentivo uno strano rumore filtrato da un batuffolo di piume.
È lo spremiagrumi che si è incantato o Flavio che si sta radendo? Piove?
Mi sto svegliando, uffa! Speriamo che la spremuta arrivi tardi! Speriamo che decida di spuntarsi il pizzetto che stamattina odorava ancora di sesso! In tribunale annienterà tutti. Come ho fatto ieri notte a baciarlo quando ancora era tutto bagnato? Se ci penso ora… Mah! Forse non l’ho baciato. Giusto! È proprio così, dopo la leccata si è incazzato e ha spento la luce. Non l’ho baciato!Il rumore era finito ma sentivo ancora una presenza. Resto immobile, mi convinco che sto dormendo e sono felice per questo.
Mi giro a destra, a sinistra, a destra, a sinistra: il piumone si sposta, mezza palpebra si apre e, a poco a poco, vedo una luce offuscata da un’ombra anomala. Di scatto tiro fuori la testa e vedo Flavio. I suoi occhi sembrano assumere la forma di due cuoricini gommosi.
“Amore come sei bella, come faccio io cosi? Fatti guardare. Ti voglio mangiare. Come sei bella! Io ti amo troppo. Come cazzo faccio io? Tutti ti guardano, ti desiderano, ti vogliono... Ti vogliono scopare. Non lo sopporto, non resisto”.
Improvvisamente, i suoi occhi diventano saette, il naso si arriccia, il mento si imbroncia e i capelli svolazzano come se una forza innaturale, proveniente dalle mura, li stesse attirando.
“Sì, tutti ti guardano e ti vogliono scopare. Io ti amo, ti voglio sposare. Sei il mio sogno, sei il mio desiderio più grande, la mia speranza e lo stimolo più bello. Non mi ami cazzo, tu non mi ami. Perché? Mannaggia a te! Perché sparisci? Sei una troia, stronza. Vaffanculo vattene, ti odio!”.
Assisto incuriosita alle sue trasformazioni. Lo guardo in silenzio. Lui mi fissa e con una velocità sorprendente i cuoricini riappaiono. Mi abbraccia, mette le mani nel mio sederino:
“Com’è bello, sei la mia follia! Stringimi forte, non lasciarmi”.
Mi bacia, accenna un morso e dalla foga quasi mi stacca il labbro inferiore.
“Ti posso penetrare un pochino, Amore?”.
“Dai, preparati che oggi hai un’udienza importante, non puoi fare tardi!”.
Sento la sua passione.
“Ti amo mia regina, ecco la tua spremuta”.
“Grazie, sembra invitante”.
Non riesco a parlare. Solo questo riesco a dire, devo ancora schiarire le corde vocali e posizionare i neuroni.
“Bevi tranquilla, vado a farmi una doccia. Puoi dormire ancora un po’… Oh quanto ti voglio, ti amerò tutta la vita, per sempre”.
Prendo il bicchiere con la spremuta e bevo velocemente, così posso dormire. Mi chiudo nel bozzolo e inizio il secondo round di sonno con il pensiero che Flavio è un folle molto raffinato.
2
Sento il galoppo dei cavalli, mi nascondo dietro l’unico albero sopravvissuto all’incendio e, dal polverone, spunta fuori la XV legione romana, Apollinaris. Sono in tanti e l’unica persona che riesco a distinguere è un uomo affascinante, bello, forte e di certo di grandi qualità artistiche, militari e oratorie. È la seconda volta che lo vedo e, anche se il polverone è fitto, il suo profilo è ben chiaro. Lui è fantastico, rimango incantata ad adorarlo mentre trafigge con la lama affilata il cuore degli abitanti.
Gerusalemme resisti, l’oro del Tempio ritornerà in qualche modo. Vespasiano ha gli occhi buoni. Non può farci del male. Lasciategli prendere l’oro del Tempio!
Sento un cavallo avvicinarsi, è lui. Scende dalla groppa, mi bacia, mi tocca con le mani ancora sporche di sangue e con uno slancio mi posiziona sul cavallo. Tengo le briglie strette, mi fa male la mano e non ho il coraggio di guardare in basso, sembra di essere sopra le nuvole, come gli angeli. Ho paura di cadere.
Vespasiano è indeciso, non sa se scegliere l’amore o l’odio. Guarda intorno e vede i suoi soldati vincenti con accanto i brandelli di carne degli assediati. Sento le urla disperate dei pochi sopravvissuti.
Chiudo gli occhi e penso di sparire. Sì, voglio sparire!
Li riapro per sbirciare e... finalmente sale anche lui: mi abbraccia da dietro. Cerca qualche fessura nel mio vestito per sentire l’ardore della pelle.
Le sue mani sono forti e robuste. Lo lascio esplorare, mi morde il collo.
Afferra le briglie.
Scalcia con il piede destro, il cavallo si impenna, agita gli zoccoli e parte. Corre, corre, corre. Vespasiano mi stringe forte, tra le briglie. Sono felice e al sicuro.
Dietro di noi non rimane altro che una nuvola di polvere macchiata di sangue.
“Amore svegliati.”.
Mi spavento e sbarro gli occhi.
“Che ore sono?”.
“Amore, l’ordine assoluto è, alzarsi velocemente. Senza possibilità di appello. E poi, guarda com’è bello il tuo fidanzato!”.
Mi volto per guardarlo, penso che si sia già messo l’abito con la cravatta. Non è come mi immaginavo. Lui è gioioso, tutto nudo con il pisello per aria, le braccia aperte e i capelli svolazzanti. È bellissimo e sorrido.
“Mmmh… sei fantastico”.
“Amore, però potevi farmela un po’ di fellatio visto che non vuoi fare sesso. Ma che amore è con il profilattico. Io voglio metterti incinta, voglio una famiglia con te ma tu non ci sei cazzo! ”.
“Certo che sei in forma di mattina! Già mi stressi”.
Chiudo gli occhi, tappo le orecchie e lo abbraccio forte forte, ora ha bisogno di rassicurazioni, stasera si sarà dimenticato di tutto!
Chissà se dimenticherà! Ancora non ha perso la passione ossessiva, con contorno di gelosia delirante, che ha per me. I nostri picchi temporali di relazione variano dalle due ore a un mese. Non capisco se è così con tutte, se ha doppia personalità o se mi ama alla follia. La sua carica è fortissima, è travolgente.
“Come sei bella, ti voglio con me ora e per tutta la vita. Ma come faccio io? Con quel culetto fai impazzire tutti. Mammamia, ti posso dare un piccolo morso?”.
Reduce dagli scatti di stizza del giorno prima, non voglio che mi morsichi. Ancora mi fa male il dito. Non si contiene proprio.
“Hai visto cosa mi hai fatto ieri? Non morsicarmi, mi fai male. Ho ancora il segno. Hai rischiato di trapassarmi la mano con i denti. Sei matto!”.
Voglio solo ritrarmi ma non faccio in tempo, Flavio si lancia sul letto per azzannarmi. Irrigidisco la natica e riesco ad attutire il colpo.
Non soddisfatto inizia a leccarmi voracemente.
“Mi fai entrare un po’ dentro di te? Ti prego amore, ti prego amore, ti prego amore. Tu pensi solo a quel cazzo di cappuccio… sei insensibile”.
Lo guardo senza rispondere. L’unica cosa che potrei dirgli per calmarlo è TI AMO.
Evito di alimentare le sue manie di persecuzione e lo bacio tanto intensamente da fargli dimenticare le pippe mentali. Almeno così pensavo.
“Mi fai guardare il tuo bel sederino? Dai fammi guardare il tuo magnifico culetto...”.
Sono confusa, gli ormoni iniziano a sopprimere la parte razionale, e non c’è voluto molto considerando il dormiveglia. È una sensazione che piacevolmente invade il corpo, le mie vene, quelle dove scorre il sangue. E pulsa, pulsa, pulsa e continua a pulsare a ritmi veloci, sempre più veloci.
Cedo!
Chiudo gli occhi, desidero i suoi occhi sul mio sedere che ondeggia per lui tra le lenzuola bianche. Apro gli occhi, per vedere le sue mani toccare le mie natiche e per sentire meglio la sua lingua che percorre la spina dorsale e... mi pare di udire:
“Ti va domani di venire con me in tribunale? Sarai una mia praticante. Un testimone viene a deporre e vediamo che cazzo vuole”.
Oddio nel letto chi c’è? Ma è sera? È già rientrato? O è il secondo round?
Mi fa male una chiappa. Cazzo c’è un livido! È un morso? Ho capito... la cavalcata, il polverone... di nuovo quel polverone.
Eccolo...