Autrice: Spiderya
«...mi recai in uno di quei posti così freddi, così bianchi, così intriganti. [...] volevo provare l’ebbrezza della neve che si scioglie non al sole, ma con il calore del corpo. [...] Seduta su una sedia, iniziai così a massaggiarmi un po’ per darmi vigore...»
Nei miei soliti giri senza meta, mi ritrovai in un luogo dove alcune persone parlavano di “fare la settimana bianca”. Non riuscivo a capire come mai molta gente si recava in pieno inverno in posti freddi, però ciò che mi incuriosiva di più era il fatto che si andava sulla neve, bella, bianca, soffice… fredda. Sì, ci dovevo andare, anche per provare quanto riuscivo a riscaldare la situazione. Così, una bella mattina di febbraio, mi recai in uno di quei posti così freddi, così bianchi, così intriganti. Non sto a descrivere il posto, non è per il panorama che ero la, volevo provare l’ebbrezza della neve che si scioglie non al sole, ma con il calore del corpo.
C’era tanta bella gente, e mi resi conto che mi sarei divertita. Non avevo un piano preciso, ma ero sicura che avrei attirato l’attenzione di molti bei maschioni, dovevo lasciarmi guidare dall’istinto e tutto sarebbe andato secondo i miei desideri; feci così un giro di perlustrazione anche per rendermi conto di quanto poteva essere vasto quel posto. Il troppo freddo mi attanagliava lo stomaco, ero fuori già da tanto tempo e dovevo rientrare per riscaldarmi, fu così che iniziò anche per me la vacanza sulla neve.
La stanza che trovai era abbastanza calda e sentii subito il desiderio di spogliarmi per godere a pieno quel tepore; nuda, davanti allo specchio, osservavo il mio corpo bello longilineo, gambe lunghe, caviglie sottili, culo bello rotondo, vita sottile… Seduta su una sedia, iniziai così a massaggiarmi un po’ per darmi vigore, un po’ per piacere mio personale. Il mio istinto animalesco mi segnalava che non ero sola, la mia sensazione era quella di essere osservata. Mi accorsi subito che c’era qualcuno al di là della porta, c’era un occhio troppo curioso dall’altra parte del buco della serratura…..ebbene, se l’individuo aveva deciso di spiare il mio corpo attraverso il buco della serratura, che lo facesse pure, io dall’altra parte, avrei fatto finta di niente, continuando in quello che avevo iniziato. Solo che lo feci in maniera più erotica, giusto quel che bastava per eccitare il bel maialone. Diedi il via così al mio gioco: con una crema iniziai a massaggiare le caviglie, e poi lentamente i polpacci, poi ancora le cosce e l’interno coscia…allargavo e chiudevo le gambe senza lasciar intravedere la mia parte vulcanica, tutto questo lo facevo con movimenti languidi, poi mi alzai e feci vedere al mio misterioso spettatore il mio pezzo forte, mi girai ed iniziai il massaggio sul mio culo in modo molto sensuale. Dall’altra parte giungeva a me un respiro affannoso e a tratti accelerato, volevo essere sicura che il porco si stava masturbando, e fu allora che mi girai e…. eccola!!! La mia passera in tutto il suo splendore! Thié… Si sentì solo un gridolino, forse di piacere o di meraviglia, allora mi spostai per accendere lo stereo, volevo la musica, desideravo ballare nuda solo per il mio unico spettatore e così cominciai la mia danza, solo lui non sapeva che era una danza macabra… i miei lunghi capelli frustavano dolcemente i seni e dietro accarezzavano il culo, le gambe nervose si agitavano in preda all’eccitazione di quello che sarebbe successo dopo, ed infine gli concessi di essere vista da vicino, da molto vicino, doveva vedere il mio sguardo, i miei occhi, occhi diabolici che nessuno può raccontare di avere visto da vicino.
Aprii la porta per farlo entrare, e lo spettacolo che mi si presentò davanti era veramente ridicolo: un bell’uomo, con la bava alla bocca, il membro di fuori ancora pulsante, che cercava di ricomporsi. Era tutto sudato, lo presi per i capelli e lui non reagì, anzi, pareva che la cosa gli piacesse, bene, meglio così. Allora lo gettai per terra con il viso rivolto al pavimento in modo tale che non si rendesse conto di quello che stavo per fare…. andai in cucina e presi due cucchiai, mi avvicinai a lui, lo girai e gli dissi: «Ora i tuoi occhi vedranno da vicino quello che volevano…», e con una furia fulminea gli conficcai i cucchiai nelle orbite estraendo due bulbi che mi guardavano fissi; nel frattempo, il mio ammiratore era svenuto dopo un urlo terrificante coperto dalla musica dello stereo. Avevo tra le mani due occhi che fissavano ciò che io volevo e che mai avrebbero potuto rivedere. I miei occhi diabolici erano soddisfatti di quello sguardo perso nell’eterno; versai sopra il suo corpo dell’alcool puro e diedi fuoco; rimanendo nuda, misi il mio trofeo dentro un contenitore, mi infilai la pelliccia e gli stivali e con il mio souvenir in tasca ed un rompi-ghiaccio preso dal secchiello dello champagne, uscii per dar sfogo a tutta la mia bestialità.
Nuda sotto la pelliccia, sentivo il freddo passarmi attraverso le gambe e salendo sino a farmi congelare la passera, avevo bisogno di qualcuno che mi riscaldasse. Scesi un po’ più a valle e aspettai che qualche sciatore passasse da quelle parti, naturalmente i miei occhi vedevano sin da lontano se avevo a che fare con un maschio, li sapevo riconoscere anche sotto un’armatura. Non aspettai tanto, iniziai prima a sentire in lontananza il rumore degli scii, e poi eccolo!! Mi fermai in mezzo alla pista e aprii la pelliccia mostrando alla mia preda tutta la mia bellezza, sapevo che si sarebbe fermato e infatti prima titubante, poi meravigliato, si fermò proprio a pochi metri da me, si tolse gli occhiali da sole forse per rendersi conto che non aveva preso un abbaglio, poi il suo sguardo andò piano piano su tutto il mio corpo e fu allora che gli feci cenno di seguirmi; ci nascondemmo da occhi indiscreti e gli dissi di spogliarsi che ci avrei pensato io a riscaldarlo.
Non potevo aspettare oltre, quindi, gli strappai letteralmente di dosso quella bella tuta aderente che lasciava intravedere un bel pacco tutto per me… iniziai così a mettergli le mani dappertutto e lui, bello compiaciuto, non reagiva, assaporava tutto beato quello che gli facevo; arrivai ad afferrare ciò che più mi interessava… sì, bello grande e duro. Lo volevo e subito!! Così gli saltai su e me lo misi nel posto più caldo che avevo ed iniziai ad assaporare tutta la sua virilità, si muoveva bene, ci sapeva fare, mi piaceva, allora lo misi sopra di me, e come previsto, la neve al contatto col mio corpo si scioglieva velocemente provocando uno strano rumore simile ad uno scricchiolio. Gli dissi che volevo essere posseduta in maniera forte, volevo provare dolore e piacere, ma non fu abbastanza, o forse era troppo intimidito dalla mia grande voglia, lo facemmo tre volte, ma non mi bastava, ora volevo che lui provasse dolore… Con le gambe divaricate sopra le sue in maniera da bloccargliele, misi le sue mani sul mio culo dicendogli di ravvivargli la circolazione. Estrassi così il rompi-ghiaccio e con estrema precisione lo conficcai dritto nel suo cuore… Lo strumento ebbe un sussulto, diede due colpetti e poi si arrestò, così lo estrassi e glielo conficcai nella carotide, lo tolsi subito e ammirai lo spettacolo di quei zampilli che ricadevano sulla neve privandola del suo candore, bella, rossa, mi sentivo la regina della neve.
Ora dovevo coprire con la neve il bel corpo che tanto si era dato da fare per soddisfarmi, diventò così un pupazzo di neve, striato di rosso, a cui però mancava qualcosa… Gli misi sulla forma della faccia due occhi veri, il mio trofeo, ora era perfetto. La mia vacanza sulla neve si era conclusa, ora potevo andare via, sparire, o entrare nella mia dimensione, dove c’è posto solo per quelli come me dannati e condannati a quest’esistenza… Troverò qualcuno come me che riuscirà a placare la bestia che è in me?
Forse è questa la mia dannazione, IO SONO LA BESTIA E STO ARRIVANDO.
Spiderya