Take A Look Around dei Limp Bizkit mi raggiungeva dalle casse dell’auto parcheggiata sulla strada, avvolgendomi con i suoi giri di basso. La chitarra risuonava prepotente e la mia testa veniva sbattuta con lo stesso ritmo. Le sue mani mi afferravano le spalle. Le unghie a volte penetravano nella pelle, procurandomi una scossa leggera ma sufficiente a farmi sobbalzare e inarcare la schiena. Era in quei brevi istanti che i nostri visi riuscivano a sfiorarsi, e gli sguardi si ritrovavano, persi in precedenza tra le accelerazioni dell'amplesso o nell'esplorazione dei corpi. Le bocche si lambivano. Le lingue prendevano le misure della passione che bruciava in petto, un petto elettrizzato dallo sfioramento dei suoi capezzoli testardi e pungenti. ‘’…do we always gotta cry (gotta cry) do we always gotta live inside a lie (live inside a lie) lifes just a blast its movin really fast…’’ Ancora lei, ancora quel basso segnava il ritmo dei nostri movimenti. E di nuovo giù. Mi arpionava le spalle sbattendomi in dietro. Eravamo in spiaggia. Notte. Eclissati da una barca di legno di qualche pescatore del paese, a scopare in preda a una frenesia rara, un invasamento vero e proprio, alimentato da una follia: la tensione di essere avvistati. Il paese mormora. Ma chissenefrega, mi dicevo. ..do we always gotta cry? Dobbiamo sempre piangere? do we always gotta live inside a lie? Dobbiamo sempre vivere una bugia?
E vai, dunque, ogni corda di basso pizzicata, andava a tempo con la mia testa sbattuta sulla poppa di quella bagnarola. Avevo il bacino affossato nella sabbia umida. Il cazzo penetrava in modo vellutato, aggirando una mutandina di pizzo nera, l’unico capo d’abbigliamento che indossava, oltre a una calza a rete di nylon a maglia larga, che esaltava la carnalità di quelle sue gambe fluenti. Il suo mugolio non faceva altro che arraparmi ancora di più, incoraggiandomi ad aumentare i miei colpi.
Potevo mai preoccuparmi seriamente di essere scoperto? Era sufficiente buttare lo sguardo ogni tanto, con la coda dell’occhio. Take A Look Around appunto. Ero insieme a una bionda tanto chimerica, quanto audace, maestra nell’impadronirsi del mio uccello, mi sentivo come il suo discente prediletto... Palpavo quei seni gonfi e tumidi, contraccambiato dall’oscillazione languida e anfrattuosa del suo bacino. Il pene, trattenuto dalla sua fica, veniva trascinato lungo quei movimenti serpeggianti e flessuosi.
Le portiere dell’auto da cui proveniva la musica erano completamente spalancate; le luci accese; i fari alzati. Un richiamo fin troppo appariscente per chi transitasse sul lungomare. Un’attrazione luminosa, come le luci di un luna park scoperte all’improvviso e inaspettate. Ma io avevo lei. La mia droga, la mia illusione ipnotica, che aveva rivestito di rosso fuoco le pareti delle mie stanze, prima candidamente bianche. La mia chimera. L’avevo raggiunta. E lei mi afferrava, ancora e ancora, sbattendomi su quella sabbia, contro la barca…e tutto si ripeteva, rinnovandosi di volta in volta, in una esplosione di piacere… lifes just a blast its movin really fast…
…dai…dai… ci sei?
In quel preciso istante riaprii gli occhi: mi stava sbattendo la testa delicatamente, a ritmo con quel sinuoso giro di basso.
- Complimenti! Ci sei riuscito!
- Ma…oh santo cielo!
- Eh, si, certo la ‘maronna’ come direbbe mia nonna! È finito.
- Cosa mi sono perso? Ero rimasto a… a… si, ecco…
- A Lui che trova finalmente Bellerofonte, l’antivirus.
- Ah, capito… e quindi? Cosa fa?
- O santo cielo! Lo usa per distruggere Chimera, il virus! Dormi ancora un po’, sai?!
- ..no… Chimera, no…
- Come? Dicevi?
- Vieni, andiamo…
- Dove?
- In spiaggia
- A fare?
- Ho caldo
Accesi l’auto, misi il CD che ci avevano regalato al cinema, in occasione della prima di Mission: Impossibile 2 e attraversai il paese, giungendo sul lungomare.
- Sai una cosa?
- No, dimmi
- Questo pezzo di basso è da paura!
- Lo so…
- Ma che sai, che sei stato a dormire per tutto il film! Mi piace, mi trasmette qualcosa… mi carica, mi…
Mission: accomplished.
Intrigo - 08 febbraio 2010
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