drsaxum Eiaculazione precoce: prospettive terapeutiche
Autore: DrSaxum
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Italiani troppo «svelti» a letto?
Il 40% dei maschi italiani soffre di eiaculazione precoce.
Il 12% di disfunzioni erettili...
Dati
Indagine della Società Italiana di Andrologia
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Immagine
Rodin: Il pensatore (1880)
Ispirato a Michelangelo, a William Blake, al Doré illustratore della Divina Commedia dantesca e allegoria dell'amore terreno e della dannazione
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L’eiaculazione precoce è sempre stata valutata come un problema psicologico-comportamentale da trattare con terapia comportamentale. Le proposte terapeutiche si basavano essenzialmente su tecniche di stop and go, paragonabili a continui coiti interrotti di devastante impegno psichico. Una alternativa è stata rappresentata da applicazione di creme anestetiche sul glande, o addirittura da circoncisioni ad effetto desensibilizzante.
Tuttavia, l’esperienza negativa si associa costantemente ad un’ansia prestazionale elevata, vera e propria “ansia anticipatoria” che affiora alla semplice programmazione dell’atto sessuale. Gli effetti sulla coppia sono paragonabili alla disfunzione erettile, e possono giungere ad una condotta sessuale totalmente insoddisfacente ad andamento cronico.
Fortunatamente sono in vista interessanti prospettive terapeutiche farmacologiche, che nascono dall’osservazione (non recente in verità) che alcuni antidepressivi possono modulare la durata della erezione fino a tempi soddisfacenti. La vecchia amitriptilina ( il ben noto Laroxyl) da molti anni aveva mostrato che nei soggetti trattati per depressione vi era un miglioramento del problema, e che questo non era dovuto al semplice fatto che tale molecola avesse anche un effetto “ansiolitico”. Le osservazioni sono poi cresciute con la scoperta degli antidepressivi che agiscono spiccatamente sulla serotonina, vero e proprio ormone dell’equilibrio dell’umore. Questi farmaci, detti SSRI, sono di vastissimo impiego in svariate patologie: dagli attacchi di panico, all’ansia, alla depressione nelle sue varie forme. Se a dosaggi terapeutici esse possono purtroppo provocare riduzione del desiderio sessuale (cd libido) è anche vero che possono provocare un allungamento della durata del rapporto sessuale fino alla anorgasmia (incapacità a raggiungere l’orgasmo).
Benché attualmente la eiaculazione precoce non sia esplicitamente tra le “indicazioni terapeutiche” riportate nel foglietto illustrativo, e quindi a rigor di legge questa non possa essere la ragione di una loro prescrizione senza infrangere le norme del corretto uso tutelato dal Ministero della Salute (oggi accorpato al ministero del Welfare... speriamo bene.-…), è innegabile che un terapeuta, dall’andrologo al medico di famiglia, possa valutarne l’impiego. Infatti, una volta stabilito che l’eiaculazione precoce non sia attribuibile ad una malattia organica, si può configurare una diagnosi di tipo psicologico in cui la disponibilità della serotonina è primariamente deficitaria o in cui il disturbo dell’umore è presente come conseguenza di un’esperienza spiacevole ripetuta e capace di deteriorare il vissuto.
In mancanza di altre controindicazioni, l’uso di basse dosi di questi farmaci (paroxetina, citalopram, escitalopram, per indicare le più note molecole) assunte in vista del rapporto sessuale o quotidianamente potrebbe risultare in una efficace terapia. Esiste un filone di ricerca avanzato che potrebbe tra non molto tempo far approdare in Italia un trattamento con specifica indicazione “liberatoria” per il trattamento di questo frustrante e devastante problema.
La consapevolezza che un severo disturbo della sessualità incide negativamente sulla qualità di vita dell’individuo sarà certamente il miglior viatico per un più corretto inquadramento dell’eiaculazione precoce, la sua diagnosi ed il suo trattamento come è avvenuto per la disfunzione erettile. Parlare del problema con il terapeuta costituisce un importante passo per un corretto inquadramento diagnostico ed un possibile trattamento.
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