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1) Negrita: Il libro in una mano, la BOMBA nell'altra (canzone censurata) [2046]
2) T.I. - Whatever You Like [1479]
3) Il cuore cucito - Carole Martinez (mondadori 2009) [1914]
4) Emergenza Terremoto Abruzzo - Offerte di aiuto (indicazioni) [1496]
5) Emergenza Terremoto Abruzzo - Appello della Croce Rossa Italiana [1519]

1) Litfiba - Apapaia [2069]
2) Negrita: Il libro in una mano, la BOMBA nell'altra (canzone censurata) [2046]
3) Il cuore cucito - Carole Martinez (mondadori 2009) [1914]
4) Nada - Luna in Piena [1912]
5) George Michael - I want your sex [1892]

     10 righe dai libri

·Non dimenticar le mie parole...
·Il gioco della seduzione
·Golden Boot
·Il Natale è servito
·La voragine. Inghiottiti dal debito pubblico
·Dirty Life. Una storia d’amore, cibo e animali
·La scomparsa di Lauren Armstrong
·Se fossi Dio
· La foresta ti ha. Storia di un’iniziazione
·Pop Story 1900-1909. L’alba della musica pop

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 Racconti: La governante

eroticointrigo

Autore: Intrigo

«...Ero solo, dunque. Adoravo quella situazione. Potevo fumare la mia pipa ovunque, senza dover creare disturbo; avrei mangiato sul divano e sarei stato padrone del telecomando, una volta tanto! Ma soprattutto, potevo dormire e gironzolare per la casa nudo».


La sveglia impostata alle undici aveva suonato da poco. Il caldo della tarda mattinata ostacolava il mio tentativo di mantenere quel poco di sonno che ancora avevo. Iniziavo a perdere la calma e chiudevo gli occhi a forza nel tentativo di riacciuffarlo. Poi, la porta della camera, spinta dal vento, iniziò il suo cigolio: inferno per le mie orecchie. Sbatteva sempre se lasciavamo la finestra del soggiorno aperta. La sera prima mi ero premurato di chiuderla, infatti! I ragazzi con cui dividevo l’appartamento erano partiti per motivi differenti. Ero solo, dunque. Adoravo quella situazione. Potevo fumare la mia pipa ovunque, senza dover creare disturbo; avrei mangiato sul divano e sarei stato padrone del telecomando, una volta tanto! Ma soprattutto, potevo dormire e gironzolare per la casa nudo.
La maledetta porta intanto sbatteva e cigolava. Ma perché? La finestra ero sicuro di averla chiusa. Sentii un rumore. Qualcuno era in casa. Qualcuno stava… stava… oh! Era un rumore di straccio strizzato! La governante! Ma sì! Doveva essere lei. Aveva la chiave per entrare. “Vuoi vedere che...”, pensai, Charlie non mi ha avvisato del suo arrivo?
Dei passi si avvicinavano. Feci finta di dormire. Ecco, ora ero certo. Era lei. Mi avrà visto nudo. Oddio. Ma non ha chiuso la porta. Forse preferisce guardare?
Come un lampo, un’immagine veloce si materializzò nella mia mente. Il sonno era passato. E il caldo lo percepivo in una nuova ottica: era diventato una sorta di amalgama per i miei nuovi pensieri erotici che non riuscivo a mettere a freno. Ero nudo e sudato. Mostravo in bella vista il mio sedere bianco e sodo. Ma sotto avevo un pene che lottava per venir fuori.
“Chissà”, pensai, “Se mi girassi... e mi facessi vedere da lei meglio… in fondo che male c’è… sto dormendo, nel sonno è normale cambiare posizione”.
Lo feci. E attesi che la governante passasse. Ahimè, passò nello stesso momento in cui la porta si era socchiusa. Dannato vento! Mi sentivo come un soldato in trincea, attendevo la mossa del nemico, immobile, sudato, calibrando il respiro per non far troppo rumore.
Aprii volontariamente la porta. Appena in tempo prima che lei ripassasse. Ora sì che mi aveva visto. La cosa non sembrò darle fastidio ma neppure piacere. ‘non ti curar di lor ma guarda e passa’… “Ah è cosi? Rimani indifferente?”.
Il suo atteggiamento mi intrigava. Era come se mi avesse dato il via libera per continuare a mostrarmi ancor più chiaramente. Aspettiamo e riproviamo. Magari non ha visto davvero un bel nulla.
Ripassò.
Con gli occhi socchiusi vidi che Marta, cosi la chiamavamo noi, ma il suo nome era più complicato, essendo di origini slave, aveva notato la scena. Ma cosi come aveva buttato l’occhio sul mio corpo nudo, altrettanto facilmente lo aveva allontanato. Indifferente. Fine del gioco allora? No, no, diamine, sarebbe un vero peccato.
Ok, forse potrei… ma sì! Fingerò di non essermi accorto della sua presenza. Uscirò completamente…nudo! Quanto mi stuzzicava la cosa…
 
Dovevo essere credibile. Era preferibile uscire quando lei era lontana, di modo che potessi attraversare la casa innocentemente per poi trovarmela davanti all’improvviso, fingendo tutto lo stupore possibile…e poi? Già e poi? Nudo di fronte a lei cosa avrei fatto? Subivo una lunga erezione, come avrebbe reagito? Inutile negare che vedevo ormai la sua mano poggiata sul mio glande, segarmi delicatamente mentre con l’altra continuava a pulire la casa. Fantasie. Qualcosa succederà sicuramente. E sarà piacevole, pensai.
Uscii frettolosamente. Attraversai il corridoio diretto in bagno. Una buona scusa. Una doccia appena svegli non è una stravaganza, anzi. Fu proprio in bagno che mi ritrovai Marta davanti. Il cuore mi batteva a mille. Finsi stupore.
 
“Oh! Sc… sc… scusa! Marta! Tu qui? Non sapevo che…”.
“Ha chiamato me Charlie ieri sera”, disse con un’aria che dallo stupore passava al divertito.
“Ah, Charlie… eh... non mi ha detto nulla. È partito. Ero sicuro di essere solo. Non sarei mai uscito nudo! Perdonami!”.
 
Avevo messo subito al riparo il mio gioiello, coprendolo come potevo con le mani. Marta, a quanto pare, reagiva bene. Forse ero più io quello terrorizzato. Temevo di averla fatta grossa. Invece lei era tranquilla. E la sua tranquillità piano piano calmò anche me. Avevo già tolto una mano. Ero consapevole che con l’altra il mio pene si sarebbe comunque visto o intravisto. O copro lui o copro le palle, mi dissi. Qualcosa vedrà… L’eccitazione mi era tornata.
 
“No problema! Sorrise guardandomelo”.
“Anche io casa mia piace stare nuda. No problema!”.
“Beh, dissi come colto da un lampo di genio, se vuoi puoi stare nuda pure qui adesso! Tanto ormai...”.
Finsi di sorridere con quella tranquillità che aveva lei, ma avevo i neuroni del cervello impegnati a viaggiare più veloci del solito.
“Tanto fai pure con calma, se ti va. Io devo fare… una doccia…”.
 
Avevo raggiunto un alto grado di spudoratezza. Ormai mi sentivo più tranquillo. Eccitato ma tranquillo. L’erezione permaneva. Chissà cosa penserà lei… una doccia forse mi avrebbe calmato.
La doccia sviluppò ulteriormente le mie fantasie! Ovviamente non chiusi la porta del bagno. Né tirai tutta la tendina anti goccia.
Quando la mia mano era concentrata a lavare la zona intima, Marta era poco fuori il bagno, spazzava per terra. Ma sempre in uno stesso punto. Eccola, ha preso gusto pure lei allora… A vedere ci prende gusto la slava!
Avevo un cazzo durissimo. Lo insaponai e accennai a una sega sotto l’acqua e sotto il suo vigile sguardo. Mi stupiva come comunque la cosa non la imbarazzasse o infastidisse,  né tanto meno la eccitasse! Entrò in bagno. Colsi la palla al balzo.
 
“Allora! Sei ancora vestita?! Cosa aspetti! Tranquilla! Se preferisci e sei abituata, spogliati. Non ti preoccupare per me. Anzi, dopo la doccia preparo un bel caffè!
“Sì, grazie, caffè va bene. Allora… camera…”.
 
Non capii bene le ultime parole. Uscì dal bagno e non la vidi più. Mi asciugai in fretta con l’accappatoio. Temevo fosse andata via o stesse per farlo. Avevo perso l'occasione! No, un momento! Eccola! Era nel soggiorno. Ma perche la porta era chiusa?
 
“Marta, faccio il caffè allora!”.
“Va bene, grazie!”.
 
In soggiorno non c’era più. Puliva altrove. Io mi sedetti sulla poltrona, prendendo la tazzina fumante. La chiamai due volte. Stava arrivando.
 
“Molto gentile. Grazie!”, Sorrise
 
Era nuda. Completamente. Nuda di fronte ai miei occhi e al mio corpo che non aveva smesso evidentemente di mandare segnali: attraverso le pieghe dell’accappatoio era fuoriuscita la punta rigonfia del mio pene. Marta era seduta sulla poltrona di rimpetto alla mia. Non nascondeva nulla. Sorseggiava il caffè soffermandosi a turno sulla mia faccia e sul mio uccello. Si rasava l’intimo, però...  Aveva la pelle bianco latte, una carne soda e una bella altezza, anche da seduta. Le sue gambe, non accavallate, oscillavano, coprendo e scoprendo quella vagina che stavo anelando. Sorseggiammo il caffè così, immersi in quella atmosfera surreale, fatta di sguardi che camuffavano forse desideri, forse qualcos’altro che non capivo, e di silenzi solo leggermente imbarazzanti e imbarazzati.
Tutto finisce. Finì pure il caffè.
 
“Bene, io continuo. Ho quasi finito. Pulisco solo doccia e poi fine”. Sorrise, allargando le braccia.
 
Si alzò, venendo contro di me. Le sue tettine sode ballonzolavano allegramente. Una bella terza misura si stava agitando con grazia e molto erotismo davanti a me e io… Ah se avessi potuto stringergliele… Credo abbia intuito il mio pensiero vedendo la mia espressione. Sorrise ancora.
 
 “Sì, aspetta, vengo pure io un attimo in bagno. Prendo i panni dalla lavatrice”.
 
La lavatrice era in fondo alla stanza, tra la vasca e il muro. Raccogliendo il bucato non potevo non trovarmi a pochi centimetri dal sedere di Marta. Mi girai verso di lei più volte. Colsi tutto quello che potevo cogliere in pochi istanti: il profumo del suo intimo, le pieghe della pelle depilata. La vagina vista da dietro mi ha sempre eccitato di più. È più…più…come dire…più ‘carnosa’ alla vista, più voluttuosa.
Feci il pieno e mi alzai. Ora viene il bello, cara Marta, pensai… Sollevai la cesta pesante e cercai di avanzare di lato. Avendo il muro alle spalle e Marta davanti, era impossibile non sfiorare il suo sedere. Il mio pene non aspettava altro.
 
“Oh, scusami, passo…”.
“Va bene”. E sorrise ancora.
 
Non si spostò per farmi spazio. Rimase ferma, con le gambe un poco divaricate e le braccia appoggiate al bordo vasca, intenta a pulire. Quando il pene la toccò fu per me un fremito. Lei rimase indifferente. Le strusciai lentamente tutta la chiappa destra, fin quando non giunsi al centro… e qui mi soffermai un decimo di secondo in più. Sentivo il pisello felicemente incastrato in quello spazio tra le chiappe. Accennai forse una leggerissima pressione in avanti. Dio quanta voglia avevo di infilarglielo! Ma passai oltre. E alla fine uscii.
Ero in una situazione davvero incredibile. Avevamo reso l’essere nudi una condizione di normalità. Almeno cosi avevo voluto far credere a lei. Il fatto è che poteva essere la norma per Marta, ma era un vero supplizio per me. Dovevo trovare una soluzione. Mi sentivo fregato con le mie stesse mani.
Non potevo approfittare cosi. O almeno non avrei mai fatto la prima mossa. Segnali ne avevo mandati fin troppi. Ma se lei non corrispondeva… era pur sempre la nostra governante. Sarebbe tornata ancora e ancora… e che figura poi ci avrei fatto se si fosse lamentata con la madre del ragazzo che ce l’aveva mandata.
In fondo, pensai, se non ha protestato, dovrà tornare. Posso sempre continuare questo gioco, ‘per caso’ e sperare che si arrivi a un dunque. 
 
“Ecco io finito”.
“Ah, sì veloce…”.
 
Un fulmine. Già vestita oltretutto. Io invece ero rimasto ancora in accappatoio e, come da quando mi ero alzato, il pene era in erezione e cercava di uscire allo scoperto. Marta lo notò ancora e sorrise. Sorrise e stavolta, forse perché libera dagli impegni della pulizia, fuori insomma dalla sua ‘professionalità’, aggiunse:
 
“Mamammia! Come mai è cosi. Ancora! Voi uomini avete erezione appena svegli. Tua però continua! Mamammia!”.
 
Mentre proferiva queste parole me lo aveva preso in mano, innocentemente, come prima indifferente. Ma lui era un vulcano sul punto di eruttare.
 
“Eh! Già sai com’è...”. Alla fine ha visto qualcosa che gli piaceva. Mi sentivo il cuore in gola.
“Ah ah ah! Poverino. Mi dispiace pero! Cosi soffre no? Bene adesso io devo andare…ciao! Vengo, vengo… mmm… vengo martedì! Cosi mi ha detto Charlie”.
 
Vieni, vieni, sì… pensai.
Diede gli ultimi colpi di mano al mio cazzo, lo lasciò e chiuse la porta. Maledettamente indifferente. Appena in tempo, prima che una lava incandescente la raggiungesse.
Diamine, la maniglia della porta…vabbè, tanto martedì viene a pulire!
 
"



 
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