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1) Negrita: Il libro in una mano, la BOMBA nell'altra (canzone censurata) [2046]
2) T.I. - Whatever You Like [1479]
3) Il cuore cucito - Carole Martinez (mondadori 2009) [1914]
4) Emergenza Terremoto Abruzzo - Offerte di aiuto (indicazioni) [1496]
5) Emergenza Terremoto Abruzzo - Appello della Croce Rossa Italiana [1519]

1) Litfiba - Apapaia [2069]
2) Negrita: Il libro in una mano, la BOMBA nell'altra (canzone censurata) [2046]
3) Il cuore cucito - Carole Martinez (mondadori 2009) [1914]
4) Nada - Luna in Piena [1912]
5) George Michael - I want your sex [1892]

     10 righe dai libri

·Non dimenticar le mie parole...
·Il gioco della seduzione
·Golden Boot
·Il Natale è servito
·La voragine. Inghiottiti dal debito pubblico
·Dirty Life. Una storia d’amore, cibo e animali
·La scomparsa di Lauren Armstrong
·Se fossi Dio
· La foresta ti ha. Storia di un’iniziazione
·Pop Story 1900-1909. L’alba della musica pop

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 Racconti: La Boia

eroticoSpiderya

Autrice: Spiderya

«... Iniziavo a scaldarmi, in ogni mia parte, […] sì, sì, lo volevo, e a poco a poco ero riuscita a polarizzare l’attenzione di quasi tutti i maschi presenti. Li eccitavo, quei poveri cani affamati!»

     Sin da piccola, quando guardavo certi film, ero sempre attratta dalla figura del boia. Mi piaceva tutto di lui, il fisico possente, i suoi stivaloni neri, e quel cappuccio calato sul volto che incuteva timore e rispetto. Quando a scuola mi chiedevano cosa volevo fare da grande, io rispondevo: “voglio fare il boia!”.

Mi affascinava il suo passo sicuro e pesante quando arrivava con la sua scure, le braccia incrociate in attesa di cominciare il loro lavoro. E proprio in quel momento, era il massimo per me  e non riuscivo a non ammirarlo mentre calava con precisione il suo strumento di lavoro sul collo del condannato. Non sono però mai riuscita a vedere il pezzo forte, la lama che penetra e la testa che si stacca dalla parte del corpo. A malapena vedevo la testa mozza che, a guardarla, era quasi grottesca, con quegli occhi fissi nel nulla e la bocca inebetita, proprio come un pesce lesso.

     Da grande, non ho più visto niente di tutto ciò, niente più film di quel genere lì, mi è rimasto l’amaro in bocca e questo non mi piace, e visto che mi trovavo in una città a me nuova, ne approfittai, come se fosse un ciak, per mettere in moto tutta l’adrenalina del mio corpo.

Sapevo che di lì a poco avrebbero organizzato una festa in maschera aperta solo ad un pubblico adulto. Giusto quello che faceva per me!  Il locale era distante dal luogo in cui mi trovavo, però non mi persi d’animo, e alla data prestabilita ci andai vestita da “quel che desideravo da tempo”. Non sto a descrivere il terrore che lessi negli occhi del tassista nel vedermi; il piacere che provavo per ciò che avrei potuto fare alla festa era immenso. Arrivai, tutto bene, normale… anche troppo. Dovevo ravvivare il clima che stava degenerando in noia, in monotonia; sempre le stesse cose, sempre le stesse situazioni create dall’ambiguità dalla maschera, ma niente più. Cominciai a confabulare con altre persone per organizzare una cosa più privata, insomma, qualcosa per cui valesse la pena di rimanere in quel locale. Ed ecco che dopo dieci minuti  vidi apparire alcuni scambisti che erano rimasti nell’ombra chissà per quale motivo, alcune coppie gay. Presa dallo sconforto di restare sola, mi buttai a capofitto in cerca di nuove sensazione. Ora la festa era pilotata nel trasgressivo, proprio come piaceva a me e questo mi rendeva euforica. La musica faceva da protagonista, dava il ritmo e le persone erano molto eccitate: si davano da fare per appagare  le proprie voglie. Si sentiva nell’aria che si poteva morire di voglia se non si partecipava appieno. Iniziavo a scaldarmi, in ogni mia parte, così mi diressi nel palo della lap dance e con movimenti provocanti iniziai ad eccitare quanti più maschi potevo o volevo… sì, sì, lo volevo, e a poco a poco ero riuscita a polarizzare l’attenzione di quasi tutti i maschi presenti. Li eccitavo, quei poveri cani affamati! Allora iniziai a chiamarne qualcuno per regalargli qualche sensazione da brivido; il mio vestito da boia era pelle su pelle, niente lasciava spazio all’immaginazione. Li prendevo ad uno ad uno, e li portavo al palo con me, per toccarli, per usarli e gettarli via passandoci sopra con i miei stivali di pelle nera, tacco a spillo 10 cm. Oh come godevo nel vederli sbavare implorandomi di continuare… “e sì continuo e continuerò”.

Con la scure legata dietro la schiena, presi al lazzo una coppia impegnata in un  sadomaso e la condussi sopra, nel punto in cui si trovava il cubo più alto e urlai ai presenti che di lì a poco avrebbero assistito ad uno spettacolo veramente indimenticabile.  Sfidai tutti a raggiungermi sul cubo per dimostrarmi cosa sapessero fare. Poco dopo un silenzio tombale, che non mi dispiaceva affatto, nell’aria iniziava ad aleggiare quella sensazione che fa vibrare tutte le cellule, tutti gli ormoni, tutti gli uomini, tutte le donne, tutti i corpi all’unisono per la voglia di sesso, e quello dovevano avere, ma in maniera forte. Urlai che si aprissero le danze e ci fu un’orgia davvero incredibile, tutti si accoppiavano senza alcun ritegno e io da sopra potevo vedere se erano tutti bravi a farlo; intanto i due sodomiti che stavano con me urlavano di piacere e cercavano di coinvolgermi nel loro gioco perverso. Allora presa dall’eccitazione di tutto quello che mi circondava, presi uno dei sodomiti, quello mascherato da Diabolik che stava a carponi mentre dalla compagna di giochi si faceva rullare un bastone chiodato sulla schiena. Lo volevo, dovevo prenderlo, non potevo aspettare oltre. La mia fame era disumana, il “diabolico” doveva soddisfarmi. Lo presi con la forza perché sentivo in lui un po’ di ribellione o forse paura; lo guardai dritto negli occhi e gli dissi che doveva sedare la mia voglia famelica. Purtroppo, la mia galleria, bella, calda e accogliente, aveva preso solo un “Pendolino”, e io volevo un “Superstar”, avrei voluto strapparglielo con la mia stessa vagina.

Lui era mortificato…, io troppo arrabbiata urlai a tutti che questa volta avrebbero assistito ad uno spettacolo mai visto prima. Ormai era tardi, la fame non era stata saziata e si risvegliò la mia parte dannata. Urlava tutta la sua bestialità, urlavo, urlavo di piacere e godevo per quello che stavo per fare… sssssìììh, era proprio l’orgasmo della mia bestialità che nessun essere umano era mai riuscito a farmi provare. Feci mettere in ginocchio colui che mi aveva deluso, gli feci leccare i miei stivaloni e in quel preciso istante, mi sfilai la scure da dietro la schiena, che nel  frattempo era diventata rovente per il calore che emanava il mio corpo, e sferrai il colpo di grazia su quel collo tanto invitante… mmmh sangue… bello caldo e con quel profumo metallico.

Finalmente avevo provato quel piacere immenso, tanto bramato negli anni, e ne era valsa la pena. Con la scure ancora insanguinata me ne andai, lasciando la gente intenta nell’orgia di sesso, e lo sguardo inebetito stampato sulla testa mascherata che avevo appena mozzato. Sentii solo un urlo di terrore in lontananza: era quello della compagna di Diabolik che forse era l’unica ad essersi accorta che non si trattava di uno scherzo.

E io me ne ritornai da dove ero arrivata, dal nulla… quel luogo da cui arrivano tutte le anime dannate.

Spiderya

"



 
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Re: La Boia (Voto: 1)
di misternox il Lunedì, 09 febbraio @ 18:35:14 CET
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devo ammettere che all inizio mi hai fatto arrapare...........alla fine del racconto mi facevano un po male le palle.........sei proprio una stregaaaaaa....







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