ovviamentelucio Autore: Ovviamentelucio
«...Luisa mi aspettava distesa con una tensione camuffata da languore, forte dei suoi fianchi burrosi e della carnagione tonica appena sfornata. Diventò la smagliante Lulù, incontrata in un bordello a luci rosse nel centro di Parigi ... ci apprestavamo a consumare il fremito che entrambi avevamo tenuto in gola...»
La cordicella che tirai per spegnere il lume mi portò indietro a un tempo fumoso: un passato redatto da cliché della mia mente intessuto di stereotipi televisivi e cinematografici. Diventai l’uomo tutto d’un pezzo delle pellicole degli anni Cinquanta, dove non si vedeva mai oltre il bacio. “È una scena che devo scrivere io”, pensai. Dal calore sotto il pube capii che quella scena mi avrebbe consacrato a nuovo regista esordiente di successo.
Luisa mi aspettava distesa con una tensione camuffata da languore, forte dei suoi fianchi burrosi e della carnagione tonica appena sfornata. Diventò la smagliante Lulù, incontrata in un bordello a luci rosse nel centro di Parigi. Sul comodino, i suoi jeans e la giacca di tessuto tecnico diventarono un vestitino di strass e ciondoli intriso dal fumo del mio sigaro. Era così che l’avevo conquistata, sputando il fumo impastato con le mie parole sarcastiche denotando sicurezza e fascino. Ora ci apprestavamo a consumare il fremito che entrambi avevamo tenuto in gola per non calare la maschera in anticipo. “Il sesso è sempre stato sporco”, pensai mentre le mie mani roventi la dirigevano spingendo delicatamente sui fianchi a suggerirle di voltarsi a pancia in giù. Felino, il mio corpo si adagiò sul suo ma non mostrai carità verso le sue parole, né mi azzardai a chiederne. Era il calore giusto a doverci segnalare che era venuto il momento di convergere in un essere unico. Per questo indugiai dapprima sull’orecchio che i suoi capelli traditori avevano lasciato scoperto. Il mio soffio divenne lieve, calibrato per non interferire con l’atmosfera ottusa che ci faceva da contorno. Sentì di esserci riuscito, ero diventato onda. Onda che si infrangeva sinuosamente sulla schiena di Lulù, piccolo germoglio cresciuto sulla pietra ostile. Lei, strega esperta, completò l’incantesimo di trasformazione e riscaldò l’acqua nella quale mi ero tramutato. Ero ovunque, sopra e intorno a lei. Il suo profumo gradevole ma posticcio, venne dissolto rovinosamente dagli odori naturali del corpo che la riportarono ad una condizione animale. Era la natura che infingarda aveva intuito il modo di risvegliare l’istinto sopito della mascolinità. Gemette. Quel suono provocante e implorante abbatté tutte le barriere rimaste. Il bastione della mia persona pubblica crollando mi fece diventare fluido con la sensazione irreversibile di impastarmi al suo corpo. La mia lingua non fu più organo consapevole. Si connesse alla mia anima trabordando di sensi e brividi. Mani e piedi non ebbero più forma definita, così i miei come i suoi. Liquidi, ruotammo vorticosamente nel connubio tra amore e psiche, impotenti rispetto al controllo del respiro e dei suoni gutturali delle nostre bocche. Le sue ali spiegate mi dissero che era il momento di prendere il volo. Doveva essere per questo che l’aria tutt’intorno si era rarefatta. Planammo addentrandoci dentro le nostre fantasie più remote. Con una voce flebile e insidiosa mi chiese di legarla al letto. I mie neuroni trottolarono nel futuro immediato e non mi accorsi di aver legato violentemente i suoi polsi ai miei. Presi la cintura di un accappatoio di spugna che nel sogno appena creato era la cintura del mio gessato. Specchiandosi, le nostre immagini si mossero all’unisono. Avendo limitato l’uso delle braccia la comunicazione avvenne con il resto del corpo. Io, direttore d’orchestra, lei viola suadente e bombata, ci lanciammo in una sinfonia che risuonò senza un minimo di sbavature. Venne il momento di entrare. Il suo portale divenne accogliente sprigionando carezze liquide e stipiti morbidi. Fu così che io gangster e lei diva recitammo la scena da oscar che da mezz’ora ormai stavamo provando. Muoversi non era mai stato così naturale. Per nulla faticoso, come cetacei in oceano profondo. Suoni e richiami ancestrali si protesero verso le orecchie, non il contrario. Semplice, era tutto lì alla nostra portata. Continuò quella danza, fino a quando entrambi ci sentimmo pronti a liberarci di un demone che cominciava a diventare pericoloso. Quell’entità procedette velocemente lungo le nostre spine dorsali confluendo nell’isola di piacere che avevamo creato con cura. Udii un suono. Il cellulare che avevo poggiato sul comodino squillò, riportando il tempo alla sua dimensione reale. Ci staccammo e lo ignorammo entrambi. Il tunnel dimensionale però era ormai partito. Lo zolfanello che avevo in pugno si trasformò in un moderno accendino e l’arredamento si colorò nuovamente di superfici moderne e di ante scorrevoli. Una scintilla accese prima la mia lingua di fuoco e poi la sua. Il fumo disegnò tranquillità. Battiti accelerati del cuore smisero di galoppare sfumando lentamente il sogno dell’amore carnale e riportando la realtà al suo posto. Mi lavai e mi rivestii velocemente. Con curiosità improvvisa controllai il telefonino. Mia moglie aveva squillato e poi mandato un sms. Il mio turno di lavoro era finito da un paio d’ore e lei, responsabilmente, si chiedeva che fine avessi fatto.
Ovviamentelucio
(maggio 2009)
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